Nazionale

L'educazione alla parità di genere tra confronto e movimento

Continuano gli interventi sul territorio nell'ambito del progetto Differenze 2.0: le voci da Forlì, Martina Franca, Enna, Melfi e Nuoro

 

Il 22 e 28 gennaio e il 12 febbraio al liceo G.B. Morgagni di Forlì, le classi III AU e III CU hanno partecipato a tre incontri di role playing realizzati dal comitato territoriale Uisp Forlì-Cesena nell’ambito del progetto Uisp “Differenze 2.0”, il percorso di educazione di genere finanziato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità (avviso violenza 2022) per prevenire e contrastare la violenza maschile sulle donne e gli stereotipi che la alimentano.

Guidati dalle esperte Antonella Guarino e Irene Barbieri dell’associazione LYR, gli studenti e le studentesse hanno partecipato agli incontri all’interno di un cammino più ampio di formazione e sensibilizzazione. Il gioco di ruolo, qui, non è semplice simulazione, ma uno strumento educativo: attraverso situazioni narrative e personaggi da interpretare, ragazze e ragazzi lavorano su empatia, ascolto, gestione dei conflitti, riconoscimento dei diversi tipi di violenza – non solo fisica, ma anche psicologica e digitale – e sulle tante forme in cui il sessismo può insinuarsi nel quotidiano.

L’impianto degli incontri è stato curato nei dettagli: materiali visivi come cartelloni e slide, attività strutturate e momenti di confronto collettivo, hanno reso il percorso dinamico e coinvolgente, permettendo anche a chi di solito resta in silenzio di trovare spazio per esprimersi.
Un elemento decisivo, sottolineato dalle docenti Elena Galeazzi e Monia Valentini, è stato il clima non giudicante costruito dalle operatrici, che ha favorito un dialogo rispettoso sui temi più sensibili, dalla parità di genere al linguaggio d’odio, fino alla violenza online e al cyberbullismo che il progetto Differenze 2.0 affronta in modo specifico.

Il valore di questo approccio emerge con forza dalle parole delle ragazze e dei ragazzi. “Il progetto Differenze 2.0 ci ha davvero aiutato ad aprire gli occhi su molte realtà che spesso ignoriamo o diamo per scontate”, racconta Martina, sottolineando come la classe sia riuscita “a discutere apertamente e ascoltarsi sul serio” in un clima di confronto raro nella quotidianità scolastica. Nella stessa classe si sottolinea quanto sia stato importante poter parlare di temi delicati “senza sentirci giudicati/e”, scoprendo che non giudicarsi a vicenda e imparare ad ascoltarsi è già un primo passo concreto verso relazioni più paritarie.

“Questo progetto ci sta aiutando a essere più consapevoli su problematiche che possono riguardarci da vicino, facendoci essere cittadini e cittadine più attivi/e nell’abbattere anche pregiudizi e stereotipi”, scrivono alcuni studenti. C’è chi afferma di aver acquisito “nuova consapevolezza e appreso nuovi punti di vista”, chi riconosce che “forse conviene prevenire sensibilizzando”, rimarcando l’importanza di affrontare queste tematiche proprio a scuola, prima che gli episodi di violenza o discriminazione accadano.

Durante gli incontri, più di una studentessa racconta di essersi sentita “libera e sicura di potermi esprimere”, evidenziando quanto il diritto alla parola e all’ascolto sia centrale per una reale uguaglianza tra generi. Altri sottolineano come il progetto abbia aiutato a vedere “che quotidianamente viviamo differenze di genere senza rendercene conto” e come “tante parole, tanti gesti possono essere causa di differenze”, facendo emergere la dimensione spesso invisibile, ma pervasiva, delle microdiscriminazioni.

Tra le frasi che meglio sintetizzano lo spirito di Differenze 2.0 c’è la riflessione di chi dice: “Ho scoperto che molti privilegi sono diritti!”, un passaggio che rovescia la prospettiva e invita a interrogarsi su ciò che viene vissuto come “normale” da alcuni, ma resta negato ad altri. Un’altra studentessa aggiunge: “Dal progetto Differenze 2.0 ho imparato che la parità di genere non significa essere tutti uguali, ma avere gli stessi diritti e lo stesso rispetto”, mettendo a fuoco un principio fondamentale di ogni politica di pari opportunità: le differenze esistono, ma non possono giustificare gerarchie o violenza.

Non manca, tra i commenti, anche uno sguardo critico che ricorda come queste tematiche dovrebbero essere affrontate “in ambienti dove vi sia la necessità vera”, a testimonianza di una consapevolezza crescente sul fatto che la prevenzione non può limitarsi alle scuole più sensibili, ma deve raggiungere anche i contesti più resistenti al cambiamento. La metafora del bicchiere – “non dobbiamo perdere tempo a focalizzarci su quanta acqua ci manca, ma guardarci intorno e accorgerci di quanti invece lo hanno più vuoto del nostro” – invita a riconoscere i privilegi, a trasformarli in responsabilità collettiva e in impegno per i diritti di tutte e tutti.

Il percorso del progetto sfocerà nella ideazione e realizzazione di campagne di sensibilizzazione a cura di ragazzi e ragazze. Martedì 24 febbraio è in programma un appuntamento di formazione con le esperte dell’agenzia Comunicattive, per supportare la fase di progettazione della campagna comunicativa, al fine di lavorare a messaggi non stereotipati anche dal punto di vista visivo

In Ogliastra, Sardegna, il progetto Differenze procede con il secondo laboratorio sportivo-emotivo guidato dalla psicologa Eleonora Mura e dall’educatore Antonello Ibba, un nuovo passo dentro un percorso che mette al centro ciò che spesso resta invisibile: il mondo emotivo di ragazzi e ragazze. Nel primo si è parlato di alfabetizzazione emotiva: riconoscere le emozioni di base, capirne la funzione, ascoltare come si manifestano nel corpo, nei pensieri, nei comportamenti. Attraverso attività sportive strutturate (come la pallamano, fatta di ritmo, contatto e decisioni veloci) studenti e studentesse hanno potuto osservare sé stessi e gli altri in azione, imparando che ogni emozione ha un senso e uno spazio per essere espressa. Nel secondo laboratorio il focus si è spostato sulla regolazione emotiva: riconoscere rabbia, frustrazione, tristezza e sperimentare strategie concrete per gestirle in modo sano e adattivo. Ancora una volta lo sport è diventato linguaggio, strumento, palestra di autocontrollo e collaborazione. 

 
Le scuole di Melfi che partecipano al progetto supportate dall'Uisp Potenza sono già al lavoro per la costruzione di una campagna di sensibilizzazione sui temi del progetto. I lavori sono iniziati la scorsa settimana: studenti e studentesse hanno incontrato il tutor a scuola e sono stati chiamati a riflettere su linguaggi, strumenti e messaggi utili per comunicare in modo efficace temi legati al rispetto, alle differenze e all’inclusione. Un momento di confronto e partecipazione che ha permesso di comprendere come nasce una campagna, quali sono i passaggi fondamentali e quale responsabilità comporta il comunicare nello spazio pubblico. Il percorso proseguirà nelle prossime settimane con nuove attività laboratoriali.

Il comitato Uisp Valle d'Itria ha, invece, terminato i moduli sportivi del progetto Differenze 2.0, insieme a due classi terze dell’IISS Leonardo Da Vinci di Martina Franca (Ta).

Per tutto il mese di gennaio ragazze e ragazzi hanno abitato la scuola come uno spazio di ricerca e trasformazione. Hanno lavorato sulla consapevolezza dello spazio, sul movimento a diverse velocità e livelli, sulla capacità di “conquistare” il proprio spazio senza invadere quello degli altri, sperimentando il contatto fisico senza scontro, il controllo motorio come ascolto reciproco, la ricerca di uno spazio condiviso che non sia competizione ma relazione. Hanno trovato equilibri in coppia e in gruppo, sostenendosi negli squilibri, imparando che l’equilibrio non è qualcosa che si raggiunge da soli, ma insieme.

Lo sport, così vissuto, diventa molto più di un’attività fisica: è spazio di crescita, decostruzione degli stereotipi, allenamento a relazioni paritarie, educazione al rispetto dei confini, del corpo e delle differenze. Il progetto Uisp ci ricorda che la parità si costruisce anche attraverso il movimento, il corpo e attraverso esperienze condivise che insegnano collaborazione invece che dominio.

All'IIS Abramo Lincoln di Enna, studenti e studentesse, con i professionisti Biagio Virlizi e Vincenzo Scuderi hanno conosciuto una particolare storia che può dare perfettamente l’idea delle tematiche da affrontare, quella dell’arbitra di calcio francese Stéphanie Frappart la prima donna a fischiare in un campionato del mondo maschile, nel 2022 in Qatar. Una “notizia” che ha fatto molto “rumore” perchè ancora oggi il calcio è uno sport molto maschilista. A ragazze e ragazzi è stata posta la domanda “Come vi sentireste se ad arbitrare una vostra partita fosse una donna?”. E nel confronto in aula è successo qualcosa che ha dato una scossa positiva.

La risposta è stata netta, e per nulla scontata: indifferenza totale. Non perché “non importi”, ma perché il punto, per loro, è stato un altro: ciò che conta è la competenza. La conoscenza del regolamento, la capacità di applicarlo con correttezza, la lucidità nelle decisioni. Non il genere. Ed è qui che il laboratorio ha centrato un obiettivo fondamentale del progetto: far emergere gli stereotipi per poterli smontare, senza prediche e senza “lezioni dall’alto”, ma attraverso lo sport come esperienza concreta, quotidiana, che parla la lingua dei giovani. Troppo spesso i comportamenti, nello sport come nella vita, possono diventare esclusione, discriminazione, violenza.

Se sbaglia un arbitro uomo, il giudizio resta lì, su di lui: “è scarso”. Se sbaglia una donna, invece, troppo spesso l’errore diventa un’etichetta più grande di lei: “le donne non sono adatte”. È una differenza sottile ma enorme: nel primo caso si giudica la persona, nel secondo si mette in discussione un intero genere. Questo meccanismo, quando si ripete, alimenta una cultura ingiusta: quella in cui alcune persone devono “dimostrare il doppio” solo per essere considerate allo stesso livello. (A cura di Federico Cherubini)

La figura di Frappart ci aiuta anche a capire cosa significa essere “la prima” ovvero portare addosso aspettative, pressione, occhi puntati, giudizi pronti. Vuol dire anche aprire una porta: perché una “prima volta” può diventare, un
giorno, normalità. Il messaggio che i ragazzi si portano a casa è semplice e potente: rispetto prima di tutto, regole e competenza come misura reale del valore, linguaggio non sessista e relazioni più paritarie, sport come spazio educativo dove imparare a stare insieme senza schiacciare nessuno.